Torta moretta ‘Red Carpet’ con crema Tiramisù

Siete alla ricerca di una torta al cacao da farcire buona, leggera,facile da realizzare? Per chi non la conoscesse ancora, ecco la  torta moretta.
L’ho scoperta un paio di anni fa  nel blog viviincucina, in cui ho appreso che la ricetta base è di KriKrira del forum di Cookaround.
Dopo averla utilizzata più volte come base  per  torte di compleanno e non,vi propongo il mio adattamento’ Red Carpet’.
Questo è il  nome che ho dato alla mia versione ‘vestita’ per le occasioni speciali. Vi assicuro però che anche rimanendo nella versione più semplice è una torta ottima e di sicura riuscita.
Di seguito la ricetta della base e della  farcitura.
1
Torta moretta base
Ingredienti (rigorosamente a temp. ambiente) per stampo da 24 cm di diametro
215 g di zucchero
4 uova
145 ml di latte
75 ml di olio di riso
215 g di farina
45 g di cacao amaro
21 g di lievito per dolci
Accendere il forno a 160° e imburrare ed infarinare lo stampo.
Montare molto bene le uova con lo zucchero (una decina di minuti per chi usa le fruste, qualcosa in meno per la planetaria): il composto deve essere gonfio e spumoso.
Nel frattempo setacciare la farina con il lievito ed il cacao
Aggiungere poco alla volta, frullando alla minima velocità, il latte e l’olio.
Mescolando con una spatola, dal basso verso l’alto, aggiungere le polveri.
Infornare e cuocere per circa 35 minuti, verificare con prova stecchino.
Far raffreddare bene prima di tagliarla, per me è meglio prepararla il giorno prima e conservarla, una volta fredda in uno stampo avvolta da pellicola.
La torta può essere anche congelata.
Crema Tiramisù
750 g di mascarpone
250 ml di panna
3 tuorli d’uovo
120 gr di zucchero
35 gr di acqua
Mettere in una casseruola lo zucchero con l’acqua e portarli alla temperatura di 121°. Nel frattempo montare con le fruste a media velocità le uova con il rimanente zucchero. Quando lo sciroppo di acqua e zucchero è pronto, versare a filo sui tuorli , continuando a montare e aumentando gradualmente la velocità fino al completo raffreddamento.
Quando il tutto è ben freddo aggiungere il mascarpone con la panna e montare alla massima velocità ad intervalli per circa 30/40 secondi finché il composto risulta denso. Attenzione a non montare troppo per non accentuare il sapore burroso della crema.
Assaggiare e correggere aggiungendo altro zucchero a velo secondo il proprio gusto durante quest’ultima fase.
Bagna al caffè
3 tazzine di caffe’
1 cucchiaio di marsala
2 cucchiai di zucchero
Composizione
Tagliare la torta moretta in 3 strati. Spennellare il primo strato con la bagna senza eccedere, farcire con la crema. Ripetere l’operazione con gli altri strati. Ricoprire tutto l’esterno con uno strato uniforme  ma non troppo spesso di crema, visto che poi sarà ricoperto dalla decorazione.
Con la bocchetta per fiori Wilton 2D formare delle rose sulla parte superiore della torta facendo una spirale dall’interno verso l’esterno e tenendo la sac a poche perpendicolare alla base. Conservare in frigo.
Potete decorare il bordo con scagliette di cioccolato.

 

Bordo di cioccolato per la versione Red Carpet
200 gr di cioccolato fondente
2/3  fogli di acetato  di altezza 6/7 cm  (leggermente più alto della torta farcita) e di lunghezza equivalente o leggermente superiore alla circonferenza della torta.
Per la decorazione di bordo  stendere i fogli di acetato sul tavolo, fissandoli all’estremità con dell’adesivo per tenerli fermo.
Temperare il cioccolato seguendo il procedimento descritto qui, in fondo alla ricetta. Con una spatola spalmarlo sull’acetato e farlo rassodare in frigo. Una volta freddo ricavare dei pezzi irregolari  da adagiare sul bordo  della torta.

Torta moretta

 
 

 

 

 

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I bei tempi della ribollita

E’ sempre un piacere fare questo piatto perché ci ricorda i tempi in cui, giovani studenti, frequentavamo  l’Università a Firenze.  Assaggiammo la ribollita  per la prima volta dal ‘Latini’, in via dei Palchetti, e poi in qualche bottega di via de’ Neri, dove  si andava qualche volta a fare un pranzo caldo e veloce  tra una lezione e l’altra. Ritornati a Macerata per anni ci siamo dimenticati di questo piatto, finché finalmente il cavolo nero è diventato disponibile sui banchi di qualche temerario fruttivendolo. Ora per fortuna si trova sempre  anche al supermercato  e dunque  possiamo prepararlo più spesso. E quale occasione migliore se non quella di  fine festività: bisogna mettere da parte i piatti ‘ricchi’ che ci hanno accompagnato a pranzo ed a cena e tornare a pietanze semplici preferibilmente con tanta verdura e povere di grassi. Magari riutilizzando qualche ingrediente rimasto in frigo e il pane raffermo. ribollita
E’ un piatto semplice, che richiede un po’ di  tempo e, visto che il soave aroma di cavolo  aleggerà per casa, non prevedete di ricevere ospiti nei giorni successi alla preparazione. A meno che non siano cultori di questo piatto!
Per la ricetta stavolta ho un po’ fatto come mi pare, senza seguire rigorosamente  delle quantità e utilizzando appunto ciò che avevo a disposizione nel frigo . Ho iniziato il venerdì, come da tradizione, e l’ho poi ribollita il sabato.

ribollita

Ecco cosa ho utilizzato, il risultato è sufficiente per 8 belle porzioni.
un cavolo verza piccolo
250 g di cavolo nero
300 g di fagioli cannellini ( già cotti)
due patate piccole
due carote
una costa di sedano
una cipolla rossa
uno spicchio d’aglio
un cucchiaio di concentrato di pomodoro
un pomodoro
timo fresco
un pentolino di brodo di verdure
olio evo
sale
6 fettine  di pane raffermo senza sale ( io ho utilizzato un cotto a legna)

 

In un tegame di terracotta soffriggere cipolla,sedano, carota tritati a dadolini. Imbiondita la cipolla,aggiungere il pomodoro tagliato a spicchi . Far soffriggere per alcuni minuti e poi aggiungere la patata a dadini,dopo 5 minuti la verza in foglie spezzate e cavolo nero in foglia intera ( se piccolo, altrimenti spezzato).  Appassire le verdure, aggiungere il concentrato e la metà dei fagioli lessati ridotti in crema; coprire con il brodo e cuocere per due  ore a fuoco basso ( se la zuppa si asciuga troppo aggiungere brodo). Passate le due ore  aggiungere i restanti fagioli interi,il timo e cuocere per un’altra mezzora,mescolando di tanto in tanto. Regolare di sale . A cottura ultima lasciar raffreddare e conservare in frigo.
Il giorno dopo  porre le fette di pane sul fondo di un tegame, sempre di terracotta, versare sopra un filo d’olio e qualche mestolo di brodo. Ribollire  il tutto per  20/30 minuti. Il brodo dovrà essere totalmente assorbito e il pane disfatto. Il tempo di  ribollitura è una questione del tutto personale, maggiore tempo si ribolle la zuppa e maggiore sarà la consistenza.
Servire la ribollita aggiungendo un filo d’olio a crudo … a piacere accompagnare con crostini di pane caldo sfregati con l’aglio

Buon Anno da Vittorio

ribollita

 

Biscotti di Natale Renna

Natale è quasi arrivato e la mia cucina ha già sfornato qualche biscotto.
Oggi  vi presento i biscotti di Natale Renna.Biscotti di Natale Renna
Una volta che li ho visti in rete, non ce l’ho fatta a resistere e li ho dovuti preparati per forza.
Sono piuttosto semplici  e se avete ancora qualche regalino da fare ve li consiglio, perchè penso siano simpaticissimi e piacciano davvero a tutti, grandi e piccini.
Ho trovato qui la ricetta,  a cui ho tolto, però, le note speziate,  in  modo da essere graditi ad un pubblico più vasto.
Nulla vieta di utilizzare però, la vostra frolla preferita, ma questa è particolarmente morbida e piacevole per cui perchè non provare?

Sono brevissima,lo so, ma il tempo in questi giorni è proprio poco per me e penso sia lo stesso per voi.

Ve ne lascio un po’ per provare questa ricetta. Auguri!!!

Biscotti di Natale Renna

Biscotti di Natale Renna

  • Dosi per 35/45 biscotti
  • 50 grammi farina 00
  • 150 grammi maizena
  • 120 grammi zucchero
  • 120 grammi burro
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 cucchiaino lievito per dolci
  • 1 pizzico sale
  • 50 grammi cioccolato fondente
  • caramelle smarties al cioccolato , q.b.
 
Preparare la frolla:  versare in una ciotola lo zucchero e i tuorli, e amalgamare fino a ottenere una crema omogenea. Aggiungere il burro ammorbidito, a tocchetti, e amalgamare di nuovo.
In un’altra ciotola setacciare farina, maizena e lievito e uniamo il tutoo un po’ alla volta al composto di uova e zucchero. Non dimenticare il pizzico di sale. Lavorare  velocemente fino a ottenere una pasta, che deve riposare un’oretta in frigorifero.
Stendere la frolla per uno spessore di 4-5 millimetri, e con uno stampino di 4/5 cm di diametro (ma va benissimo anche un bicchiere) ricavare i biscotti.
Infornare a 180 gradi per una decina di minuti, e comunque fino a doratura. Far raffreddare.
Quando i biscotti sono freddi, io il giorno dopo, passare alla decorazione.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato.
Con un sac à poche o utilizzando un cono di carta da forno  con punta molto sottile ( per chi non sapesse come fare ci sono diversi tutorial molto chiari su youtube)  disegnare le corna e gli occhi delle renne.
Sempre con il cioccolato fuso incollare  uno smarties  per il naso
Lasciar raffreddare  e conservare i biscotti che  avanzano dai pacchetti in una scatola di latta  ben chiusa adagiati delicatamente l’uno sull’altro.

 

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Plumcake con farina di mais cioccolato e mirtilli

Con il freddo di queste giornate,come fai a non pensare  al sole e ai caldi colori dell’estate? Se nel contempo stai per mettere mano alla rivisitazione della ricetta del Plumcake, tratta dal libro ‘Croissant e Biscotti’ di Luca Montersino per la sfida del Crazy Test del mese, l’unica cosa da fare è cercare di mettere un po’ di colore  che fa sempre allegria.
Allora, il cedro ce l’ho, arancia e liquore di arancia, pure. Vada per i mirtilli per un po’ di contrappunto di sapore e colore. 
Manca ancora qualcosa…..No, non si tratta del cioccolato bianco che è stata la prima cosa tirata fuori dagli scaffali! 
Ci siamo!! Per ottenere il tono giusto di colore proverò ad aggiungere un po’ di farina di mais  all’impasto e per dare un profumo mediterraneo sostituirò la vaniglia con il rosmarino.
E’ stata un’idea felice perché oltre al colore, la farina aggiunge una lieve granulosità all’insieme che trovo una sensazione piacevole. Anche la nota del rosmarino ci sta bene, io l’ho inserito con prudenza per evitare di rendere troppo amaro il tutto, ma a conti fatti qualche aghetto in più  lo aggiungerei la prossima volta.
Il plumcake è sparito dopo poche ore  e non ho fatto  neanche in tempo a provarlo con una tazza di tè, come mi ero ripromessa!Plumcake con farina di mais cioccolato e mirtilli

 

Plumcake con farina di mais cioccolato e mirtilli

Dosi per 1 stampo 10 x 25
85 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero a velo
85 g di uova (2 uova circa )
120 g di farina 00
50g di farina di mais
4 g di lievito in polvere
45 g di latte intero fresco
18 g di liquore all’arancia
80 g di cioccolato bianco
40 g di mirtilli
40 g di cedro candito
buccia grattugiata di arancia
un rametto di rosmarino

Montate in planetaria o con un frullino il burro a temperatura ambiente con lo zucchero a velo, la buccia di arancia fino a che ottenete una crema gonfia e bianca; a questo punto unite a filo le uova, il latte e infine a mano, mescolando dal basso verso l’alto, le farina setacciate con il lievito e il rosmarino tritato molto finemente.
Completate l’impasto aggiungendo i mirtilli ( precedentemente ammollata nel liquore riscaldato e ben strizzati), i canditi leggermente infarinati, il cioccolato a pezzetti e il liquore all’arancia.
Riempite con l’impasto lo stampo e cuocete in forno preriscaldato a 220°C per 5-6 minuti, poi abbassate la temperatura a 170° C e lasciate cuocere per altri 10-12 minuti.
Fare sempre la prova stecchino prima di togliere dal forno.

Plumcake con farina di mais cioccolato e mirtilli

Con questa ricetta partecipo al Contest ” Crazy Taste” del Cakes Lab Test & Taste”

 

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Galantina 3D

Qualcuno forse si chiederà le ragioni di questa trasformazione geometrica della galantina.
E’ la mia proposta  per  La gioia del cibo con disfagia‘, un Contest un po’ diverso dal solito promosso dalla Fondazione Paladini Onlus, in collaborazione con lo chef Roberto Dormicchi del blog Trigliadibosco.
Perchè diverso? La ricetta  da elaborare doveva essere finalizzata alla preparazione di ricette gustose per coloro che  soffrono di disfagia. Si tratta di un disturbo, e non di una malattia, di cui soffrono coloro che fanno fatica a deglutire a causa di patologie neurologiche,oncologiche o traumi.
Ci sono diversi gradi di difficoltà  di deglutizione e quindi  bisogna seguire alcune accortezze nella preparazione del cibo perchè bisogna lavorare con consistenze cremose e morbide, come viene illustrato benissimo nel post di trigliadibosco.
Devo dire che sembra facile, ma se si vuole preparare qualcosa di diverso le cose si complicano un po’.
Io ho pensato ad un piatto per un giorno di festa, per un pranzo  speciale, riflettendo sul fatto che a tavola  con noi ci potrebbe essere qualche amico e familiare che ha difficoltà di questo tipo, ma che ha diritto di ‘far festa’ con un piatto un po’ più ricco del solito, come tutti gli altri commensali.
Come faccio ultimamente,per sviluppare l’idea di base sono andata a pescare nelle ricette della tradizione  e, visto il periodo, ho scelto di rivisitare la galantina, questo buonissimo piatto da sempre presente sulle tavole natalizie marchigiane. E’ talmente buona che adesso la possiamo trovare al supermercato tutti i giorni.
La galantina classica per l’occasione è diventata una ‘Galantina 3D’, nel senso che  ho ‘esploso’ gli ingredienti classici, con l’aggiunta di una meno ortodossa ma natalizia melagrana,  e li ho trattati   per conferire  loro consistenze morbide di vario tipo. La fetta si è trasformata, quindi  in una composizione volumetrica, tridimensionale, appunto.
Quale che sia l’esito della gara  sono contenta di essermi cimentata in una prova  che sensibilizza su un tema serio come la disfagia e chiede  di mettere  a frutto la passione per la cucina (nel mio caso) per  offrire un piccolo contributo.

galantina 3D

 

Galantina 3D
(dosi per 4 persone)
1 di anca di pollo (300g  circa)
150 g di petto di pollo
50 g di carne magra di manzo macinata
70 g di burro
1 carota
1 gambo di sedano
1/4 di cipolla bianca
4 chiodi di garofano
pepe rosa in grani
4 tuorli
160 g di sale
160 g di zucchero
10 g di pistacchi
200 g di carote
5 g di gelatina in polvere
100 g di mortadella,
50 g di panna da cucina,
100 ml di succo di melagrana
2 g di agar agar
1 bicchiere di olio di semi
100 g di olive verdi snocciolate
1 albume pastorizzato
sale
5 cucchiai di olio evo
Sfere di pollo
Disossare il pollo, lasciando la pelle, e cuocerlo al vapore insieme al petto e al manzo. Aromatizzare l’acqua di cottura con 1 carota, 1 gambo di sedano,1/4 di cipolla bianca,4 chiodi di garofano e qualche grano di pepe rosa. Togliere dal fuoco quando le carni risultano cotte ma morbide. Frullare  il petto con 35 g di burro morbido e mettere da parte. Frullare insieme l’anca (privata della pelle) ed il manzo aggiungendo anche qui  35 g di burro morbido. Salare entrambi i composti. Servendosi di uno stampo in silicone, formare 4 sfere composte per  ciascuna metà da una delle due carni frullate. Mettere in frigo a rassodare . Al momento di servire togliere dal frigo e farle ammorbidire riscaldandole leggermente al vapore.
Emulsione al pistacchio
Tostare  leggermente i pistacchi, aggiungere 3 cucchiai di olioevo nel pentolino e spegnere. Lasciare in infusione per almeno 3 ore.
Gelatina di carote
Tagliare a rondelle le carote pulite, stufarle in un pentolino con 1 cucchiaio di  olio, un pizzico di sale e coprire con un bicchiere d’acqua. Far cuocere finchè le carote non risultano morbide, aggiungendo eventualmente ancora un po’ di acqua. Una volta cotte  frullare ed aggiungere  la gelatina fatta sciogliere  in 25 g di acqua fredda. Mescolare bene e versare la purea di carote in stampi di silicone  (ho usato dei parallelepipedi). Una volta rassodata  ritagliare  4 cilindri.
Uovo  morbido marinato
Mescolare sale e zucchero. In una ciotola versarne metà della miscela, appoggiarvi sopra i tuorli, il più possibile privi di albume, e coprire con l’altra metà. Far riposare per circa 45 minuti . Pulire delicatamente  ogni uovo e sciacquarlo sotto l’acqua corrente. Conservare in luogo fresco ed asciutto.
Spuma di mortadella
Frullare la mortadella. Aggiungere la panna e frullare ancora finchè l’impasto non risulta morbido e cremoso.
Caviale di melagrana
Mettere l’olio di semi in frigo almeno 2 ore prima dell’utilizzo. Riscaldare il succo di melagrana, in cui è stato aggiunto l’agar agar e far sciogliere bene, portando a bollore. Spegnere  ed aspettare qualche minuto. Con una siringa aspirare il liquido e versare le gocce di succo nell’olio freddo. Raccogliere le sfere che si formano e sciacquarle sotto l’acqua fredda.
Crema di olive
Frullare finemente le olive con un cucchiaio di olio. Passare al colino fine.
Nuvole di albume
Montare a neve ben ferma l’albume con un pizzico di sale. Formare quattro quenelle con l’albume montato e cuocerle  al vapore, senza coprire la pentola, per circa 4 minuti.Utilizzarle subito.
Composizione
Nel piatto di portata disporre la sfera di pollo,i cilindri di gelatina di carote, la quenelle di  spuma di mortadella, il caviale di melagrana, la crema di olive a gocce, la nuvola di  albume appena preparata e l’uovo marinato.
Completare con l’olio al pistacchio e servire.

galantina 3D

 

 

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Tirami(sù) La chiave

Tema del MtChallenge nº 61:
Creare un tiramisù sexy  prendendo spunto da film o da  un’icona  di questo genere cinematografico.
Il tema quasi ‘osé’ è stato proposto da Susy May del blog  Coscina di pollo, vincitrice della sfida del mese scorso .
Svolgimento
Il tiramisù classico è uno di quei dolci che, chiunque ami pasticciare, impara a fare ben presto. Piace a tutti ed è piuttosto semplice.  Fa talmente parte della quotidianità che non si mette (quasi) mai in discussione. Ma la quotidianità  spesso è amica della noia e, nel mio caso, finisce  che  il tiramisù viene lasciato in disparte per far posto a bavaresi, mousse e torte di altro tipo.  Ho pensato….Susy May e l’Mtchallenge troveranno  la chiave per rivitalizzare il feeling, nel mio caso ormai spento, con il dolce italiano più famoso  nel mondo?
Mentre mi ponevo  questa domanda la parola ‘chiave’ ha fatto scattare l’interruttore e ho pensato al film di Tinto Brass dal titolo omonimo.
Non che sia una cultrice del genere, né che lo reputi un capolavoro della cinematografia italiana, ma  mi è sembrata subito la strada da percorrere. Come  nel rapporto  di coppia  un po’ stanco del film, la scoperta  delle reciproche fantasie erotiche dei protagonisti  serve a ritrovare  una  nuova intesa, così  questo accento sexy da dare al tiramisù poteva servire a riaccendere  il mio interesse per questo dolce che da tempo non preparavo.
Nel film,uscito con grande successo nel 1983, un’affascinante Stefania Sandrelli si mostra  in molte scene senza veli  e lo spettatore  assiste  quasi spiando  attraverso il buco di una serratura, desideroso di avvicinarsi a quel corpo morbido e voluttuoso.  La sensualità ed il piacere  del farsi desiderare. E’ questo il leit motiv   che intendo riprendere dal film.images
Così il mio tiramisù, dolce di per sè godurioso, per farsi desiderare ricorre a decorazioni sexy: una giarrettiera  e uno slip di cioccolato ammiccanti invitano ad assaggiare quanto c’è sotto. E cosa c’è all’ interno ? Anche nella composizione del dolce bisogna ricorrere a qualcosa di intrigante, a qualcosa di un po’ diverso dal solito,  ma che non sia per forza particolarmente esotico o stravagante. Nel film il risveglio dei sensi, infatti, si risolve quasi tutto  nelle mura domestiche.
Nel dolce, allora, ho pensato di sorprendere il ‘palato’ pronto ad essere soddisfatto dai noti sapori già di per sè appaganti.
Non è piacevolmente eccitante creare una sorpresa, proprio adoperando alcuni ingredienti  classici in maniera diversa  ed introducendone di nuovi di uso quotidiano? E allora a parte il mascarpone e i savoiardi di obbligo e richiesti dal regolamento, il caffè si sposta dalla bagna nella ganache di cioccolato, lasciando la bagna al mistrà. Questo liquore all’anice molto usato ed apprezzato qui in zona dal pubblico maschile, proprio in abbinamento al caffè, con cui si sposa benissimo, fu introdotto  da queste  parti da alcuni marinai veneziani  nel 1700. Una ragione in più per sceglierlo, se mai ce ne fosse stato bisogno, visto che il film  è ambientato a Venezia!
E per finire? Via il solito cacao e spazio  alla liquirizia  in polvere il cui profumo (ho scoperto in questa occasione) avrebbe un potere afrodisiaco sulle donne.
Provatelo!!!Tiramisù La chiave

 

Note
  • Innanzitutto  uno speciale ringraziamento a Vittorio per le foto ed i suggerimenti  costruttivi che sempre mi sa dare.
  • Le dosi sono per uno stampo da 20X30circa  da cui si ricavano 6 porzioni da 8 cm di diametro. Se avete fretta o lo preparate  per uso famiglia, potete benissimo lasciare il tiramisù nello stampo o prepararlo nelle coppe.
  • Ho pastorizzato le uova, perchè lo preferisco  così per questioni di sicurezza, ma siete liberissimi di procedere con il metodo a crudo della nonna.
  • Volevo preparare il mascarpone e i savoiardi con le ricette dell’MTC. La  messa a punto della decorazione ha richiesto più tempo del previsto, per cui ho utilizzato savoiardi e mascarpone pronto.
  • Le dosi per le decorazioni sono leggermenti abbondanti, ma al di sotto di certe quantità non riesco  a lavorare il cioccolato.
 

Tiramisù La chiave

Tirami(sù) La chiave

Ganache al caffe
100 g di panna da montare
100 g  di cioccolato fondente al 65% massimo
5/6 cucchiai di caffè forte

Tritare molto finemente il cioccolato e versarlo in una ciotola assieme al caffè. Scaldare la panna senza farla bollire e versarla calda in 3 volte sul cioccolato mescolando continuamente. Deve risultare una crema  liscia, lucida , ben emulsionata e senza grumi. Coprire la ganache con della pellicola trasparente e lasciar raffreddare completamente a temperatura ambiente.Una volta fredda montarla con le fruste e tenere da parte .

Bagna al mistrà
100 g di acqua
50 g di zucchero
65 g di mistrà (o liquore all’anice secco)
In un pentolino scaldare acqua e zucchero e far bollire finchè  il liquido non si riduce della metà. Far raffreddare e da ultimo aggiungere il mistrà in pari quantità. Se gradite un sapore meno strong,  modificate la percentuale di liquore e sciroppo.
Crema al mascarpone (trovate tutte le foto dei passaggi qui)
500 g mascarpone
5 tuorli
5 albumi
zucchero in  pari peso dei tuorli e degli albumi.
Separare i tuorli dagli albumi e disporli in due ciotole che possano reggere il calore. Aggiungere nei tuorli  lo stesso peso in zucchero e posizionare la ciotola  sopra una pentola,con imboccatura più piccola, con due dita d’acqua. Porre la pentola sul fuoco, l’acqua bollendo non deve  toccare la ciotola.  Sbattere con le fruste finchè la temperatura delle uova non raggiunge i 70°. Trasferire la ciotola con la pâte à bombe (il composto di uova e zucchero montato)  in un bagno freddo di acqua e ghiaccio, continuando con le fruste fino a completo raffreddamento.
Ripetere gli stessi passaggi  con gli albumi fino ad ottenere, una volta raffreddata, una bella meringa soda e lucida.
Prendere il mascarpone e versarlo in una ciotola capiente, ammorbidirlo  con l’aiuto delle fruste (bastano pochi giri) e aggiungere, con l’aiuto di una spatola, i tuorli montati e successivamente gli albumi. Mescolare molto bene finchè  la crema non risulti perfettamente amalgamata e senza grumi.
Montaggio del Tiramisù
30 savoiardi
bagna al mistrà
ganache al caffè
In uno stampo rivestito di pellicola versare uno strato generoso di crema al mascarpone. Livellare in maniera uniforme. Spalmare  su un savoiardo un bello strato di ganache al caffè, sovrapporre un secondo savoiardo e intingere velocemente il tutto  nella bagna al mistrà. Disporre i biscotti ‘accoppiati’ sullo strato di crema al mascarpone, in modo che dall’alto siano visibili sia i biscotti che la ganache. Procedere in questo modo fino a coprire tutto lo stampo. Versare la crema al mascarpone rimanente e mettere in frigo per almeno 12 ore (così i sapori si amalgamano meglio). Una ventina di minuti prima di servire porre il dolce in freezer solo per agevolare il taglio delle porzioni. Ritagliare con un coppapasta le porzioni desiderate e disporle sul piatto di portata, mantenerle in freezer o in frigo fino al momento della decorazione.
Decorazione del Tiramisù
100/150 g di cioccolato bianco
150 g  di cioccolato fondente
100 g di zucchero rosso

2/3 cucchiai di liquirizia in polvere

Per gli slip (Preparare il giorno prima)
Preparare una banda di acetato di altezza almeno 6 cm e lunghezza 50/60cm. Tritare finemente il cioccolato bianco e farne sciogliere 2/3, al microonde (a bassa potenza) o a bagnomaria. Non superare i  45°C (mescolare ogni 2-3 secondi ). Unire il resto del cioccolato e mescolare bene. Portare la temperatura a 29°C lavorandolo su di un piano con una spatola. Se si abbassa troppo la temperatura si deve ricominciare il procedimento. Spatolare il cioccolato  sull’acetato creando uno strato non troppo sottile. Aspettare  che semicristallizzi  (1-2 minuti) e, quando non ancora del tutto indurito, inciderlo con la parte superiore di uno stampo piuttosto grande a forma di cuore. Ricavare almeno 8 decorazioni ( qualcuna in più per sicurezza). Mettere a raffreddare in frigo e  una volta indurito bene staccare delicatamente dall’acetato. Scaldare la lama di un coltellino affilato, appoggiarla a metà della placchetta per  sciogliere il cioccolato simulando  il segno delle gambe. Nel frattempo sciogliere 30 g di cioccolato fondente. Sulla placchetta fare il segno dello slip (io ho adagiato due stampi circolari che impedissero al pennello di sbavare) e con il pennellino intinto nel cioccolato, dipingere la mutandina abbondando  con il cioccolato. Immergere la placchetta nello zucchero rosso in modo da farlo aderire al cioccolato. Mettere a raffreddare. Ripetere  per le altre placchette.
Per la giarrettiera (Preparare una volta impiattato il dolce)
Preparare tante bande di acetato per  quante sono le giarrettiere da preparare e fissarle al piano di lavoro. La lunghezza sarà poco più lunga dello sviluppo della circonferenza del coppapasta da utilizzare per  ritagliare il tiramisù. Sottoporre sotto ogni banda una stampa con il motivo (piuttosto fitto altrimenti si rompe) da seguire per la decorazione. A parte lasciare una banda di acetato dove disegnare le roselline. Tritare finemente il cioccolato fondente e scioglierlo a bagnomaria o al microonde a bassa potenza.  Versare il cioccolato sciolto in un conetto di carta forno o in una tasca da pasticciere e  disegnare con il cioccolato le roselline, cospargerle di zucchero rosso e metterle a raffreddare.Poi disegnare la giarrettiera seguendo il motivo scelto. Far raffreddare ogni nastro in frigo  stando attenti che non diventi troppo rigido altrimenti non si riesce a piegarlo. Il mio consiglio è di prepararne uno alla volta. Quando è pronto prendere il dolce in frigo,  adagiare la giarrettiera intorno al dolce,staccando delicatamente l’acetato. Attaccare con una goccia di cioccolato la rosellina.
Siamo alla fine. Cospargere di polvere di liquirizia e inserire la placchetta con gli slip.tiramisù

 

Con questa ricetta partecipo all’MTChallenge n.61

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Viaggio nei Sibillini

Un piatto di pasta  mancava da un po’ di tempo nel blog.

Ho colto l’occasione del Contest ‘Giri di pasta’  per proporne uno che vuole quasi essere un racconto, il cui titolo è ‘Viaggio nei Sibillini’  e ogni riferimento a luoghi e fatti non è puramente casuale.

Il fine di ogni viaggio è la scoperta. In questo caso direi la  ‘riscoperta’  di  luoghi e valori che,  come al solito, comprendiamo e apprezziamo  veramente solo quando  rischiamo di perderli.

Il piatto è un viaggio nei colori di queste montagne, i Sibillini appunto, che hanno nella Fioritura  di Castelluccio una delle manifestazioni più belle. A  fine giugno-luglio l’ altopiano si riempie dei colori di molte specie floreali e offre uno spettacolo unico nel suo genere.

E’ anche un viaggio nei sapori di questo territorio di confine tra Marche ed Umbria, ricco di eccellenze alimentari.

Nascono così queste tagliatelle con  ricotta dei Sibillini, lenticchie di Castelluccio, guanciale e  tartufo nero  su  creme alla cicoria, pomodoro, cavolo rosso e zafferano.

Tutti gli ingredienti sono di produttori e di aziende locali come piccolo contributo solidale alla ripresa ed al sostegno dell’economia delle zone colpite dal terremoto 2016.

Viaggio nei Sibillini

Tagliatelle  con  ricotta dei Sibillini, lenticchie di Castelluccio, guanciale e  tartufo nero  su  creme alla cicoria, pomodoro, cavolo rosso e zafferano

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Ingredienti per 4 persone

(sopratutto per le creme le dosi sono più abbondanti del necessario, ma sono le quantità minime lavorabili)

150 g di tagliatelle ( in questo caso ho scelto le ‘Rustiche’ della Pasta di Camerino)

un piccolo tartufo nero

200 g di ricotta dei Sibillini

50 g di guanciale

50 g di pecorino dei Sibillini grattugiato

50 g di lenticchia di Castelluccio

una carota

una costa di sedano

uno spicchio di aglio

200 g di cicoria ( un piccolo cespo)

3 foglie di cavolo  cappuccio rosso

concentrato di pomodoro q.b.

mezzo cucchiaino di zafferano in polvere

sale

olio evo

 

Cuocere le lenticchie in abbondante acqua  con il sedano, la carota e l’aglio schiumando di tanto in tanto. Le lenticchie di Castelluccio non hanno necessariamente  bisogno di ammollo.  Dopo 30 minuti aggiungere il sale  e portare a fine cottura, basteranno altri 10 minuti al massimo. Scolare e condire con poco olio.

Nel frattempo pulire la cicoria e cuocerla in acqua salata. Quando  è cotta , scolarla e passarla immediatamente in acqua e ghiaccio. Scolarla di nuovo, passarla per qualche minuto in padella con un cucchiaio di olio.  Frullare con il mixer ad immersione la verdura allungando, se necessario con  olio,  regolando di sale. Tenere in frigo.

Lavare e tagliare a fettine le foglie di cavolo. Farle appassire in un padellino con un cucchiaio di olio. Salare e, una volta cotte, frullare con il mixer ad immersione. Passare il composto al setaccio. Tenere in frigo

Montare con le fruste la ricotta. Tenerne da parte 4/5 cucchiai  e dividere in resto in 4 ciotole.

Aggiungere ad ognuna rispettivamente  la cicoria frullata, il cavolo rosso,  il concentrato di pomodoro e lo zafferano. Per la quantità di questi due ultimi ingredienti regolatevi a seconda dell’intensità di colore e di sapore che volete ottenere. Ricordate di sciogliere lo zafferano in poca acqua calda prima di unirlo alla ricotta.

Mettere sul fuoco l’acqua per le tagliatelle.

Tagliare il guanciale a listarelle, scaldare un padellino e versarvi il guanciale. Farlo tostare leggermente e lasciarvi insaporire qualche secondo il tartufo tagliato a lamelle sottili. Spegnere la fiamma.

Nel piatto di servizio  con un pennello ‘ strisciare’ la crema alla cicoria. Versare sul piatto un po’ distanziati tra loro un cucchiaino di crema allo zafferano, uno di crema al cavolo e uno di crema allo zafferano. Con un raschietto o una spatola spalmare le tre creme.

Cuocere la pasta facendo attenzione a scolarla  al dente. Saltare in padella le tagliatelle con il tartufo, il guanciale e un filo d’olio. Aggiungere poi  un paio di cucchiai di ricotta e un mestolino  di acqua di cottura per amalgamare. Infine unire le lenticchie e saltare per pochi secondi ancora. Togliere dal fuoco e condire con il pecorino. Servire disponendo un gomitolo di pasta nel piatto. Completare con un ciuffo di ricotta,le lenticchie e qualche lamella di tartufo.sibillini

Con questa ricetta partecipo al Contest Giri di Pasta

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Crostata con castagne e pere volpine

Vi premetto che avevo preparato questo post una quindicina di giorni fa, con l’intenzione di pubblicarlo domenica scorsa.
Noi del territorio maceratese ricordiamo molto bene che domenica 30 ottobre siamo stati svegliati da una terribile scossa, che  ha sconvolto  definitivamente molti paesi dell’entroterra costringendo migliaia di persone a lasciare la loro casa ormai danneggiata. La situazione per molti è ancora critica e precaria e più volte,in questi giorni, mi  sono chiesta se sia giusto parlare di ricette e di cucina.La voglia di tornare alla normalità, di preparare un dolcino è davvero tanta, anche solo per esorcizzare la paura che ti prende quando senti la terra tremare. Sento d’altra parte che devo rispetto per coloro, meno fortunati, che dormono in tenda, in roulotte, fuori casa ed ammiro  la  loro forza d’animo,il coraggio, la compostezza. Tutti atteggiamenti che non fanno spettacolo, ma che permetteranno di  rincominciare, anche se ci vorrà tanto tanto tanto tempo. Cosa fare allora?
Ho pensato  a come il mio piccolo blog potrebbe essere utile e sono arrivata alla conclusione che posso farlo parlando ed utilizzando il più possibile prodotti  del nostro territorio, noti e meno noti (soprattutto).  Così se qualcuno, poi, anche un po’ lontano da qui, li cercherà e li comprerà ,  contribuirà in modo fattivo alla ripresa di un settore  agroalimentare di eccellenza, e attraverso la continuità del lavoro, alla ricostruzione.
Non voglio aggiungere altro e passo al post che avevo scritto a cui ho aggiunto qualche integrazione.

Crostata con castagne e pere volpine

Questa settimana vi propongo una crostata con castagne e  pere volpine di stampo ‘casalingo’ con sapori  e colori autunnali. Pere e castagne sono state acquistate al mercatino dei Tesori del Bosco che si è svolto  a Cingoli ad ottobre.
Le castagne sono quelle dei castagneti secolari di Montemonaco il piccolo centro dei Sibillini, famoso anche per i suoi marroni sostanziosi ad aroma spiccato, di buon sapore zuccherino, con polpa soda  e facili da sbucciare.
Le pere volpine, diffuse originariamente in tutto l’Appennino Centro-Settentrionale sono oggi parte dei  frutti dimenticati. Sono piccole e rustiche e  vanno consumate cotte nel vino preferibilmente.
Non avendole mai trovate, appena le ho viste sulla bancarella non hoi potuto resistere e ne ho acquistata qualcuna con l’intento di  poterla utilizzare in qualche dolcetto.
Finalmente tra un arrosto ed un risotto questo fine settimana sono riuscita a ‘confezionare’ anche questa crostata semplice, ma molto buona dove alla fine ho utilizzato le ‘umili’ castagne  a tutto campo frolla, crema di farcitura  e briciole , mentre alle piccole pere è riservato il compito di dare  succosa consistenza all’insieme.

 

crostata con castagne e pere volpine

crostata con castagne e pere volpine

Crostata con castagne e pere volpine
Frolla con farina di castagne
150 g di farina di castagne
100 g di farina 00
150  g di burro morbido
100 g di zucchero
2 uova
1 pizzico di sale sciolto in un cucchiaino di acqua
2 g di lievito
Amalgamare il burro a pezzetti con lo zucchero, aggiungere le uova ed il sale e mescolare bene.  Unire le farine setacciate con il lievito ed impastare senza lavorare troppo. Formare un panetto schiacciato, avvolgere nella pellicola e far riposare in frigorifero per circa 1 ora.
Stendere la frolla su un piano leggermente infarinato  e ricoprite  uno stampo da crostata di 26-28 cm di diametro o rettangolare (in questo caso la frolla vi avanzerà ma potete congelarla o utilizzarla per dei buonissimi biscotti) solo imburrato. Bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta. Per la cottura in bianco, ricoprirla con carta forno e con legumi secchi e infornare a 180° per circa 15-20 minuti. Togliere dal forno, eliminare i legumi e la carta e lasciar raffreddare.
Farcitura
Pere volpine al vino
6 pere volpine
1 bicchiere di vino bianco dolce
4 cucchiai di zucchero
1  bastoncino di cannella
2 chiodi di garofano
Sbucciare le pere e disporle in un pentolino che riesca a contenerle tutte con il vino,lo zucchero,i chiodi di garofano e la cannella. Far cuocere coperte e a fiamma bassa fin quando risulteranno morbide. Tenere nella pentola fino al loro utilizzo.
Crema di castagne
3 etti di castagne
100 g di panna fresca
25 g di burro morbido
25 g  di zucchero a velo
1 foglia di alloro
1 cucchiaio dello sciroppo di cottura delle pere
Lessare le castagne  con la foglia di alloro (ho utilizzzato la pentola a pressione per ridurre i tempi e quindi ho calcolato 18 min. dal sibilo). Sbucciarle e tenerne da parte una decina da usare per le briciole. Ridurre le castagne in purea con il passaverdure o un mixer molto potente. Nella ciotola della planetaria dotata di gancio k o a foglia mescolare a grande velocità la purea per 1 minuto e poi il burro, lo zucchero, lo sciroppo e la panna finchè il composto non risulta morbido.
Mousse alla pasta di nocciola
200 ml di panna fresca
30 g di zucchero a velo
3 cucchiai di pasta di nocciole + 3 cucchiai per il fondo crostata
Montare la panna ben ferma con lo zucchero. Aggiungere delicatamente la pasta di nocciole morbida  mescolando dal basso verso l’alto per non smontare il composto. Mettere tutto in una tasca da pasticcere con beccuccio a stella.
Montaggio
Sulla crostata ormai fredda, spalmare un velo leggero  di pasta di nocciole per preservarlo dall’umidità della farcitura. Riempire  il fondo con la crema di castagne. Nella parte centrale disporre le pere:al centro mettere una pera priva del fondo e ai lati simmetricamente  le altre tagliate a spicchietti. Lucidare  le pere con lo sciroppo di cottura (se non è denso far rapprendere ancora qualche minuto sul fuoco, magari aggiungendo un altro cucchiaio di zucchero).  Caramellare nello sciroppo rimanente le castagne tenute da parte e ridotte in briciole.
Formare una serie di ciuffi con la mousse lungo il bordo della crostata  e decorare con le briciole di castagne.
crostata con castagne e pere volpine

 

 Perchè il post arrivi  a nuovi amici,con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Ottobre da In cucina con Fischio

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Il sabato delle tapas, grandi versi leopardiani a piccoli morsi

Siamo alla sfida n. 60 del MTChallenge che ha come tema ‘Le tapas’.

Mai,del blog Il colore della curcuma, in quanto vincitrice della sfida sugli gnocchi del mese precedente,  ci ha invitato a metterci alla prova su questo che non è semplicemente  un piatto ma un rituale fondamentale  della cultura  gastronomica spagnola.

Pertanto dobbiamo proporre un tris con una tapa, un montadito e un pincho (in poche parole una piccola porzione di pietanza, uno stuzzichino a base di pane e  un bocconcino su stuzzicadenti)  che siano legati da un filo conduttore a nostra scelta.

Premesso  quanto sopra, ho scelto, con molta incoscienza lo ammetto, di  unire cultura gastronomica a cultura letteraria dedicando le mie tapas a Giacomo Leopardi, un gigante della cultura italiana, quasi vicino di casa, visto che Recanati è a pochi chilometri dalla mia città.

Prima che mi arrivino tutti gli strali del web, chiedo subito scusa a tutti  coloro che si sentono offesi da questo accostamento o dalla leggerezza con cui ho affrontato l’argomento, ma  anche da diversi studi  al riguardo*, emerge che lo stesso Leopardi trattasse spesso con ironia il cibo, basti pensare alla sua poesia infantile ‘A morte la minestrina’ o  al più tardo poema eroicomico Paralipomeni alla Batracomiomachia, solo per fare qualche esempio.

Non basta. Da quando lascia la sua casa di Recanati,  manifesta, durante i suoi viaggi,  un’interesse continuo  e un’attenta conoscenza per il cibo di cui parla in molte lettere ai familiari. Questo interesse si trasforma in vera ricerca di soddisfazioni gustative  durante il periodo del soggiorno a Napoli , dove trova  Monsù  Pasquale Ignarra, l’abilissimo cuoco di casa pronto a fargli conoscere a pieno le delizie della cucina campana e a soddisfare i suoi desideri in qualsiasi ora  del giorno. A Pasquale è  infatti destinata  la lista  autografa delle 49 prelibatezze,  che Leopardi compila probabilmente come promemoria  per la preparazione dei suoi pasti  e per quelli  di qualche serata speciale in casa Ranieri.

Proprio a questo Leopardi ‘ribelle goloso’ secondo la definizione  di Licia Granello, che mangia tre gelati alla volta e arriva, in fin di vita, a consumare due sacchetti di confetti, rifiutando il brodo per un’abbondante granita,  ho dedicate queste tapas. Le ricette prendono spunto dalle  negate “dolcezze del destin mortal…” espresse nei versi di alcune sue famose poesie, a cui ogni stuzzichino contrappone  una traduzione materiale e culinaria, combinazione di sapore e di piacere,  fatta con ingredienti apprezzati dal poeta o a lui familiari perché di richiamo alla sua (e mia) terra.

Abbasso la minestrina, viva le tapas!!

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* ne riporto  solo alcuni :  G. Furferi ‘Il senso del cibo in Leopardi’, L. Granello ‘ Dolci, fritti, maccheroni e ragù quando il cibo è un poesia’, Domenico Pasquariello “Dègo” e Antonio Tubelli ‘ Leopardi a tavola ‘.

 

Tapa ‘La ginestra’: Crema di cece nero con seppia e stracciatella solida

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Ingredienti x 4 persone
150 g di cece nero ( peso ammollato), 2 seppie piccoline, 1 tuorlo a pasta gialla,10 g di  parmigiano grattugiato,1 cucchiaino di pangrattato,2 bicchieri di brodo vegetale, olio evo, sale
Dopo aver lasciato in ammollo il cece nero per almeno 12 ore, cuocerlo in abbondante acqua salata.
Quando risulta tenero scolarlo e frullarlo con olio, ricordando di lasciare da parte qualcuno. Tenere in caldo.
Sbattere il tuorlo con una forchetta, aggiungere il parmigiano grattugiato ed il pangrattato. De ve risultare un composto molto denso. Nel frattempo mettere a scaldare il brodo, quando bolle buttare il composto di uova e formaggio e mescolare con una frusta non troppo velocemente in modo che le briciole di stracciatella rimangano  non troppo fini.
Scolare dopo un paio di minuti e tenere in caldo.
Tagliere a striscioline sottili il corpo delle seppioline e dividere in 2 i tentacoli. Scottare le seppioline su di una piastra calda per un paio di minuti. Condirecon olio e aggiustare di sale (nel mio caso non è stato necessario).
Per servire, in una ciotolina versare un mestolino di crema di ceci, aggiungere le seppioline, la stracciatella solida e qualche cece intero.

 

Pincho  ‘Alla luna’: Crema fritta, selva di carciofi e patate, luna di pecorino dei Sibillini

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Ingredienti x 4 persone
LUNA DI PECORINO
2 fette  spesse  di pecorino dolce dei Sibillini (150g circa)
CREMA FRITTA
2 tuorli,250ml di latte, 40 g di amido di mais,50 g di zucchero, buccia di limone
per la panatura e frittura
2 uova,100 g farina,150 g di pangrattato,olio di arachidi
SELVA DI CARCIOFI E PATATE
1 carciofo,1 patata piccola,succo di limone
CREMA FRITTA

Preparare con largo anticipo la crema fritta ( meglio la sera prima). Riscaldare il latte. In un pentolino sbattere i tuorli con farina, zucchero e amido.Aggiungere a filo  il latte caldo e la buccia del limone. Riportare sul fuoco e lasciar  cuocere la crema, sempre mescolando, facendo attenzione a continuare a mescolare  per almeno 5-6 minuti dal bollore. Togliere la buccia di limone.
Versare la crema su un  piccolo vassoio leggermente oleato, formando  uno strato di circa cm 1,5.Livellare bene la crema e lasciarla raffreddare in luogo fresco ed asciutto per almeno un paio di ore o meglio  tutta la notte. In questo caso coprire con pellicola e riporre in frigo.
Quando la crema è ben fredda, ritagliare dei quadrati di  cm1,5 x1,5. Passarli nella farina, poi nell’uovo sbattuto ed infine nel pangrattato. Ripassare nell’uovo e nel pangrattato per una panatura perfetta .
Friggere in olio di semi di arachide bollente finchè risultano dorati. Otterrete più  cubi di quelli necessari, ma penso che meno di questa quantità di uova non si possa utilizzzare. Non vi preoccupate, non vi avanzeranno.

SELVA DI CARCIOFI E PATATE
Pulire il carciofo, togliendo buona parte del fondo e metterlo a bagno nell’acqua con il limone.Asciugarlo bene e tagliarlo a striscioline sottili.  Sbucciare la patata, lavarla ed asciugarle e tagliarla a julienne. Mescolare le patate con i carciofi e riempire il filtro del tè a molla con le verdure, compattando bene ( non ho trovato altro sistema!!).
Friggere  tenendo ben  immersa  la sfera portatè nell’olio bollente, facendo attenzione ad impugnare il manico con una presina, perchè si surriscalda facilmente.
Lasciar friggere per 4/5 minuti, togliere dal fuoco, aprire delicatamente la sfera, anche aiutandosi con un coltello, ed estrarre la semisfera di carciofi e patate con molta attenzione. Salare leggermente  Ripetere il procedimento per altre 3 volte in modo da ottenere in tutto 4 ‘cespugli’.
LUNA DI PECORINO
Con un piccolo coppa pasta  ritagliare  4 cerchi di pecorino. Da ognuno, sempre con il coppapasta,  ricavate lo spicchio di luna.
MONTAGGIO
Su uno stuzzicadenti infilare la luna di pecorino, il cespuglio di carciofi e patate ed il cubo di crema fritta.

 

Montadito  ‘Il Passero solitario’: Torre di pane e patè di quaglia con coscio di quaglia al caramello di visciole

tapas

Ingredienti x 4 persone
2 quaglie, 1 foglia di alloro, 2 gambi di sedano, 2 carote piccole,1/2 cipolla,pepe rosa,5 chiodi di garofano,10 bacche di ginepro, 1/2 bicchiere di cognac, 1 bicchiere di brodo vegetale,50 g di burro morbido,100 g di visciole sciroppate,acqua,3 cucchiai di zucchero,12 fette di pancarrè
Disossare le quaglie, facendo attenzione  con le cosce. Mettere la carne a marinare per almeno tre ore (meglio se la sera  prima)  con l’alloro, la cipolla, 1 gambo di sedano a cubetti, la carota a cubetti , il pepe, il ginepro, il chiodo di garofano ed il cognac. Stessa cosa per le ossa e gli scarti . Tenere in frigo durante la marinatura.
Passato il tempo di marinatura mettere le ossa, compresa la marinatura,  in un pentolino con un cucchiaio di olio. Far rosolare leggermente, aggiungere  un bicchiere di acqua e cuocere per 15 minuti a fuoco vivace. Filtrate il tutto mantenendo il fondo di cottura a cui  va aggiunta qualche visciola.Cuocere ancora per qualche minuto. Aggiungere mezzo cucchiaino amido di mais per far addensare, filtrare ancora e lasciar raffreddare.
In una padella  con 2 cucchiai  di olio, rosolare la carne, compresa la sua marinatura ma senza le cosce, bagnando anche con il brodo. Regolare di sale .Quando le quaglie risultano rosolate ma ancora morbide, togliere dal fuoco, tagliarle e pezzetti piccoli e frullare con 25 g di burro sciolto fino ad ottenere una crema. A questo punto unire altri 25 g di burro leggermente montato con una frusta. Amalgamare bene il patè.
Farcire 4 coscette di quaglia con 30g di visciole tritate finemente, richiuderle con uno stecchino.

Utilizzare la stessa padella della cottura della carne per far cuocere le coscette, finchè siano ben dorate. Ricavare dal pancarrè 12 dischi di 4/5 cm di diametro, tostarle leggermente, bagnaterli con una goccia del fondo di cottura su un lato e spalmare con poco burro dall’altro.  Formare dei cilindri di acetato  di h 6 cm circa dello stesso diametro  del pane. Creare la torre  all’interno del cilindro alternando 1 fetta di pane  e 1 cucchiaio di patè di quaglia  per tre volte (preparare 4 torri). Mettere in frigo a rassodare per una ventina di minuti. Quando il patè è ben freddo, togliere l’acetato e disporre la torre sul piattino. In un pentolino versare  1/2 bicchiere di acqua, 3 cucchiai di zucchero e le visciole rimaste. Far addensare  fino ad ottenere uno sciroppo denso.

A questo punto togliere le visciole e bagnare con questo fondo i cosci di quaglia. Appoggiare il coscio  un po’ inclinato su ogni  torre ( se necessario tagliarlo un due parti)  e disporre accanto una visciola.Far caramellare lo sciroppo rimanente e creare dei fili di caramello sul piatto e sulla torre.
 

Con queste tapas partecipo all’MTChallenge n.60banner

 

 

 

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Torta di ricotta e pere di Sal De Riso

Occorre, ogni tanto, affidarsi ai maestri e stavolta per il dolce della domenica ho scelto la torta di ricotta e pere di Sal de Riso.

Confesso che non ho avuto ancora occasione di assaggiare l’originale, ma la conosco virtualmente da tempo, in quanto ho visto più volte in tv  il famoso pasticcere mentre la preparava.

E’ un dolce che lui ha creato tanti anni fa e che è diventato un classico, imitato e venduto in tutto il mondo. In  attesa di fare un viaggetto sulla costiera amalfitana per un assaggio dal vivo, mi sono decisa a prepararla in casa.

La ricetta è diffusissima nel web. Io ho scelto di seguire quella di Elisa, perchè nel suo dettagliatissimo post è riuscita perfettamente a convincermi che, con la sua versione riveduta e corretta, si potesse ottenere una torta che nel gusto  ‘è moolto simile all’originale, quasi uguale’.

Chiaramente, non ho trovato né la ricotta di Tramonti, né le pere pennate di Agerola indicati da Sal De Riso,ingredienti che ho sostituito con della buonissima ricotta locale e con pere williams. Meglio è andata con le nocciole di Giffoni (benedetta Coop!).

Anche con tutti gli adattamenti del caso la torta è buonissima e anche abbastanza semplice da fare. Sarà un classico anche a casa mia!!!Torta di ricotta e pere di Sal De Riso

Torta di ricotta e pere di Sal De Riso *

per il biscuit alla nocciola ( per due stampi a cerchio apribile di 25 cm di diametro)
100 gr di zucchero semolato
230 gr di uova intere (circa 4 uova medie)
140 gr di nocciole tostate ( possibilmente senza pellicina)
50 gr di farina 00
75 gr di burro
per la farcia alla ricotta
600 gr di ricotta di bufala o di pecora ( anche una buona ricotta vaccina colata dal siero, tenendola una notte in frigo)
225 gr di panna fresca
225 gr di zucchero sottile
semi di una bacca di vaniglia
per le pere gelificate
270 gr di pere pennute di Agerola ( anche williams, va bene)
75 gr di zucchero semolato
15 gr di distillato di pere ( o rum)
5 gr di maizena
olio evo
succo di mezzo limone
per la bagna
100 gr di acqua
70 gr di zucchero
50 gr di distillato di pere ( o rum)
per la decorazione
1 pera
zucchero a velo
zucchero semolato

*Le parti contrassegnate con l’asterisco riportano quasi integralmente l’adattamento di Elisa

Preparare il Biscuit alle nocciole*
Fondere il burro e lasciarlo raffreddare. Imburrare ed infarinare 2 teglie a cerniera di 25 cm di diametro
Montare le uova a temperatura ambiente, con un frullino o con l’ausilio di una planetaria, con lo zucchero per circa 15/20 minuti, cioè finché la massa sarà perfettamente montata ( cioè quando l’ impasto lasciato cadere possa scrivere).
Nel frattempo tritare le nocciole insieme alla farina fino a ridurle in polvere facendo attenzione a non andare oltre ritrovandovi con una pasta di nocciole. Bisogna controllare ogni tanto il risultato.
Aggiungere alla montata le nocciole polverizzate, sevendosi di una spatola, con movimenti dall ‘alto verso il basso per non smontare l’ impasto; incorporare il burro fuso sempre molto delicatamente.
Distribuire l’impasto nelle due teglie e cuocere in forno preriscaldato a 170º ventilato o 180º statico per 10 minuti.

Togliere dal forno e far raffreddare su una griglia.Torta di ricotta e pere di Sal De Riso

Pere glassate*
Sbucciare le pere e tagliarle a cubetti regolari. Cuocere a fuoco medio in una padella antiaderente precedentemente unta con un tovagliolo di carta, imbevuta di olio evo, insieme al succo di limone e allo zucchero.Appena le pere rilasceranno il succo aggiungere la maizena e mescolare per un paio di minuti affinché il liquido si addensi. Aggiungere il liquore alle pere o il rum, mescolare e togliere dal fuoco. Far raffreddare.
Bagna
Fate bollire l’acqua con lo zucchero per 30 secondi. Lasciate raffreddare ed unite il liquore.
Farcia*
Lavorare la ricotta con le fruste per circa 4/5 minuti insieme ai semi di vaniglia.Se dovesse risultare troppo grumosa, come nel mio caso, passarla al setaccio.
Montare la panna a neve ferma e incorporarla alla crema di ricotta. Conservare in frigo.

Torta di ricotta e pere di Sal De Riso

Assemblaggio*
In un anello apribile di 25 cm oppure in uno degli stampi usati per la cottura del biscuit, ( lavato e asciugato ) posizionare il primo disco di biscuit.
Bagnarlo con la bagna al liquore. Unire le pere gelificate alla farcia di ricotta.
Versare tutto sul primo disco e livellare bene, battendo un pò lo stampo per togliere eventuali vuoti.
Posizionare sulla farcia l’ altro biscuit e premere bene. Bagnare anche quest’ ultimo con la bagna.
Mettere la torta, così assemblata, per 1/2 ore  in freezer e poi passarla in frigo per circa 6/8 ore ( meglio tutta la notte.)
Sformarla dall’ anello e cospargerla di zucchero a velo.
Torta di ricotta e pere di Sal De Riso
Decorazione personale
Tagliare a spicchi una pera e cuocerla nella bagna avanzata finchè non risulta morbida. Poco prima di servire in un padellino preparare un caramello con 3 cucchiate di zucchero semolato. Quando lo zucchero è sciolto e di un colore biondo, togliere il padellino dal fuoco e appena il liquido diventa leggermente viscoso, con una forchetta creare dei disegni su un foglio di carta forno. Lasciar raffreddare fuori dal frigo e lontano dall’umidità. Disporre le pere ed il caramello sulla torta.

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