agnello alla cacciatora

Leggo sempre con piacere i libri del Commissario Montalbano e per questa giornata del Calendario  del Cibo Italiano  che lo festeggia,e durante le vacanze ho letto l’ultimo uscito ‘La rete di protezione’ e riletto alcuni di qualche anno fa ‘La voce del violino’, Il giro di boa’, ‘La pazienza del ragno’  . Ogni volta che apro un libro di Camilleri  mi sembra di trovarmi di fronte ad un amico, che rivedo dopo tanto tempo. Mi fa piacere di sentire il suo racconto con  quel suo linguaggio ‘particolare’ fatto di italiano e siciliano, che dopo poche righe, riesco subito  a capire.  E’ come ritornare a casa e ritrovare i profumi ed i sapori  della cucina  dopo  una lunga assenza. Al primo boccone  ti ricordi  con piacere tutte le volte che hai assaggiato quel piatto e i gesti  di chi lo ha preparato.
Non è stato sempre così. Mi è sempre piaciuto mangiare e cucinare, ma da giovane ero stanca  di tutti i piatti della tradizione che mamma e nonna preparavano. Erano gli anni ’80 : leggevo con avidità  le riviste  di cucina  che compravo all’uscita di scuola, sognando di preparare  e di  mangiare quei piatti più leggeri, colorati e moderni.  I miei  desideri, però, rimanevano tali.
Nel periodo  dell’Università, trasferitami  a Firenze,  con una  scarsa dotazione di mezzi tecnici a disposizione, non avevo molte occasioni  di  mettere a frutto le mie letture, che però continuavo a fare insieme ai testi di architettura. In quel periodo con il mio compagno di studi, ora mio marito,  condividevo anche l’interesse per il cibo e in qualche ristorantino, soprattutto ad inizi anni ’90, finalmente riuscivo ad uscire dal campo ristretto della cucina di casa mia. Riscoprivo però in Toscana, che  promuoveva  con gran cura i propri prodotti, il valore positivo della tradizione  e nel contempo riapprezzavo  molte ricette di  casa.
Sono ritornata nelle Marche. Con un lavoro ed una famiglia mia, ho incominciato a cucinare quello che volevo. Se avevo tempo a disposizione,  rispulciavo le riviste  e sceglievo  la ricetta  in cui cimentarmi. Per le feste ed occasioni particolari  con  i familiari, a me era riservato il piatto novità.  Il resto del menu  seguiva rigorosamente la tradizione. Per anni è stato così. Alcune ricette rimanevano esclusiva di mia madre, non perché lei non volesse  il mio aiuto, ma perché concentravo il poco tempo disponibile per provare altri piatti, dato che per i classici potevo contare su di lei.
E’ arrivato il web: un serbatoio sconfinato di ricette e stimoli culinari da cui ho attinto con curiosità, finché non mi sono messa in gioco con il blog. Tra le ricette che ho proposto finora,  se ci rifletto su, non  sono tantissime quelle della  tradizione, che ogni tanto, però, fa capolino  nell’uso di un ingrediente o di una tecnica. Questa è la strada che mi piace seguire attualmente, quando sono libera di scegliere. Sì, perché, ora che mia madre fa più fatica  a cucinare, gran parte  delle ricette tradizionali, nei pranzi delle feste comandate e delle riunioni familiari spetta a me, per cui  gradualmente  mi sto riappropriando della  ‘vecchia’ cucina di casa mia,  che affronto naturalmente con la mia sensibilità e le mie esperienze.
Lascio tuttavia ancora  a mia madre alcuni cavalli di battaglia,  di cui mi fa  sempre piacere  ritrovare il sapore, perché, dopo tanti anni, portano la sua impronta e  rappresentano la sua cultura. E poi,  sono sempre così buoni!!
Anche con le ricette di Montalbano siamo nel filo della tradizione, perché i piatti  che il Commissario predilige sono proprio  quelli. Se avete dei dubbi a proposito, basta leggere nell’ultimo libro uscito, ‘La rete di protezione’, come viene descritto il finger food. C’è una  descrizione particolareggiata degli ingredienti, creata per convincere  il lettore che quel cibo ‘non è cosa’. Questa  dovizia  di particolari descrittivi  manca invece  per  i piatti della tradizione  siciliana  che Montalbano  mangia  in trattoria o  a casa preparati dalla cameriera  Adelina: per molti di essi basta  un semplice  aggettivo, il nome del piatto  e la.descrizione del  piacere  provato dal Commissario, quando si siede a tavola, a far venire l’acquolina in bocca al lettore.  Cosi la golosità  di  Montalbano /Camilleri  ci trasmette, attraverso le tante  ricette  citate  in tutti i libri, il sapore  ed il gusto della   cucina  siciliana.  
Da ‘La voce del violino’  ho scelto di preparare  l’agnello alla cacciatora  che Montalbano  mangia  alla trattoria ‘La cacciatora’
“…Che comanda?”. “Mi porti quello che vuole”. ……Per secondo, una sostanziosa porzione di agnello alla cacciatora che gradevolmente profumava di cipolla e origano. Chiuse con un dolce di ricotta e un bicchierino di anicione come viatico e incoraggiamento alla digestione”.
La mia amica Barbara mi ha portato, proprio poche settimane fa dalla Sicilia, tanto origano profumatissimo e allora ,quando ho letto nel libro la frase di cui sopra,  mi è sembrato che non ci potesse essere un utilizzo migliore che in questa ricetta.
Non sono siciliana quindi ho consultato il web per affrontare la preparazione del piatto. Non ci sono molte indicazioni ,a dire il vero, e quindi ho scelto  di interpretare un po’ liberamente la ricetta tratta da: ‘La cucina siciliana di Maria Adele Di Leo’ sostituendo il prezzemolo con l’origano, visto che Camilleri indica questa versione.
Questo agnello alla cacciatora  è stata una scoperta. Grazie Montalbano!
Agnello alla cacciatora
Ingredienti per 4 persone  1 kg. di spezzatino di agnello, 70 g di triplo concentrato di pomodoro, 50 g di olive verdi, 25 g di capperi, 1 gambo di sedano, 1/2  bicchiere di vino rosso, origano, 1/2  cipolla, olio evo, sale e pepe.
In un tegame a fondo spesso soffriggere la cipolla affettata nell’olio (4/5 cucchiai). Inserire i pezzi di agnello, lavati ed asciugati e lasciar rosolare. Sfumare con il vino rosso e far evaporare. Aggiungere il concentrato di pomodoro e un bicchiere di  acqua. Dopo una decina di minuti unire i capperi, le olive snocciolate ed il sedano tagliato a pezzetti.  Dopo una decina di minuti, aggiungere una bella manciata di origano ed assaggiare per  salare e pepare nella giusta dose. Continuare la cottura per almeno un’ora a fuoco lento, allungando con acqua se necessario.
Questa è la mia ricetta per il Commissario Montalbano e per il Calendario del Cibo Italiano che oggi lo festeggia.

24 thoughts on “Agnello alla cacciatora del Commissario Montalbano

  1. Credo che sia naturale allontanarsi dalla cucina di tradizione per poi riscoprirla e reinterpretarla in modo personale: è un processo tutto sommato analogo a quello dell’adolescenza, in cui tutto viene messo in discussione, per poi essere riaccolto in una fase più matura della propria vita. Mi sono ritrovata anch’io in quello che hai scritto, e pure io adesso mi sto piano piano riappropriando dei piatti della mia tradizione, che sono gli stessi di Montalbano.
    Questa giornata nazionale è stata il pretesto per riavvicinarmi, riscoprire e valorizzare tanti piatti che fanno parte del bagaglio di sapori della mia infanzia.
    Questo agnello è golosissimo: a casa mia non si mangiava agnello perché piaceva solo a me, adesso mi devo rifare del tempo perduto! 😉

  2. Il nostro percorso culinario è molto simile…e condividiamo anche il mestiere 🙂 Purtroppo a mia madre non posso più lasciare le redini della cucina, non ricorda più nemmeno come fare cosa…ma fortunatamente ho osservato e le sono stata accanto per anni mentre cucinava per cui posso occuparmene io 🙂
    Modo interessante per preparare l’agnello che faccio sempre nello stesso (ottimo) modo, al forno con le patate…proverò prestissimo 🙂

  3. vuoi o non vuoi la tradizione ci chiama sempre, ci si può allontanare ma poi sempre alle origini si ritorna, io non mangio l’agnello.. quindi ti dico solo che hai eseguito un ottima ricetta e scritto un dettagliato post, è stato un piacere lavorare con voi tutte, un abbraccio.

  4. Anch’io penso che sia normalissimo il tuo,percorso: allontanarsi per crescere, per distinguersi dalla famiglia, trovare la propria strada,mio,proprio modo di vivere e il cibo ne è una parte importante e a volte decisiva. È un po’ come facciamo noi donne con le mamme…ci allontaniamo per diventare mamme di noi stesse e solo a questo,punto permettiamo a loro di starci di nuovo vicine ! Io l’agnello lo adoro…

  5. Sai che anch’io sono sempre incuriosita dalle novità, ma poi finisco sempre con il ritornare alla tradizione? Mi sono ritrovata in tante tue frasi e penso che proverò il tuo agnello, anche se a mio marito non piace. A presto. E’ stato un piacere lavorare ad un unico progetto.

    • Anche per me è stato un piacere lavorare con tutte voi. È bello anche scoprire di avere cose in comune. Ci fa sentire più vicine anche se siamo lontane fisicamente.

  6. Tina è favoloso questo agnello. Mi piacciono i sapori mediterranei e l’origano ci sta benissimo! Il tuo rapporto con la cucina, questo passaggio naturale e graduale del testimone, ai miei occhi ha un grande valore ad è bellissimo poter fondere la tradizione con la propria esperienza. Tua madre ne sarà orgogliosa! Bravissima e complimenti

  7. hai definito Montalbano con le mie stesse parole. Ormai è un amico, a cui chiedo notizie con piacere, in ogni suo romanzo. Ho usato questa similitudine gli scorsi anni, quando mi sembrava che la vena narrativa avesse perso un po’ di mordente, ma tant’è, per quanto non restassi del tutto soddisfatta, alla fine, ormai avevo sviluppato una dipendenza, se non letteraria, sicuramente affettiva. Devo dire che l’ultima prova invece mi ha restituito il commissario dei vecchi tempi, quello de Il Ladro di Merendine e de La Voce del Violino, uno dei miei preferiti. Tutto quello che è “alla cacciatora”, in Sicilia, ha una marcia in più rispetto ad altre omonimie. Ma guardando la tua foto, ne vedo molte altre, di marce in più… Meraviglioso!

  8. Bellissimo il tuo racconto sul rapporto culinario…un pochino sto cercando di riscoprire anch’io i piatti della mia tradizione….alcuni li lascio volentieri ancora a mia mamma che è molto brava. ciao

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