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Dietro questi biscottini semplici, le fave dei morti marchigiane,  che si  preparano tradizionalmente  in occasione della festività di Ognissanti e della commemorazione dei defunti si cela una lunga tradizione.
Nel resoconto dell’inchiesta ufficiale condotta nel 1811 dal Governo del Regno Italico sulle tradizioni popolari delle Marche, parlando del  Dipartimento del Musone che, a quel tempo  comprendeva la provincia di Macerata, si descrive l’usanza dopo il rito funebre di distribuire un pane  preparato con la farina di fave.
Già nel Quattrocento si praticava questa consuetudine, retaggio sicuramente della tradizione romana per cui si gettavano nelle tombe delle fave con lo scopo di dare energia ai defunti. Fin da allora  le fave costituivano un legame tra vivi e morti,  che in parte si è conservato attraverso  questi riti ripetuti attraverso i secoli  anche perdendo il significato originario a loro legato.
Non so infatti quanti contadini marchigiani in passato sapessero che  la consuetudine di seminare la fava pe’ li Mórti (il 2 novembre), con il  tempo bello, avesse legame con le tante valenze anche propiziatorie che nell’antica Roma si davano a questo legume o quanti nella zona dell’alta valle dell’Esino conoscessero il motivo per cui la sera dei morti si  preparasse una minestra con  fave secche e cotiche ed un piatto ne venisse  lasciato in tavola con pane e  vino al defunto che durante la notte tornava a far visita ai familiari.
Anche le fave dei morti, che oggi troviamo nel periodo di fine ottobre ed inizio novembre in  vendita  presso tutti i fornai, con il legume hanno in comune solo il nome. Sono  biscotti a base di  mandorle ridotte in polvere a cui  va unita l’essenza di mandorla amara che oggi sostituisce la farina di mandorle amare e delle armelline, i semi delle albicocche o delle pesche. Le ricette per prepararle sono molte, per la giornata nazionale dei dolci dei morti del Calendario del Cibo Italiano  io vi darò quella di Roberta, una delle mie amiche più care, bravissima in cucina, che conoscete già per il  suo superciambellone. Lei ha preparato gentilmente per me questi biscotti: ogni  anno ne sforna interi sacchetti che finiscono a vista d’occhio. Non si può infatti resistere a questo concentrato croccante e aromatico. Provate a fare questi biscotti, sono facilissimi. Se riuscite a non mangiarli tutti, potete conservare le fave per molti giorni in barattoli di vetro.fave dei mortiIngredienti
1 uovo
150g di mandorle
160 g di zucchero
40 g di burro
100 g di farina 00
5 gocce di essenza di mandorle
scorza grattugiata di mezzo limone
una puntina di ammoniaca (facoltativa)
Tostare le mandorle in forno. Farle raffreddare. Sciogliere il burro a bagnomaria o microonde. Ridurre la mandorle in polvere con lo zucchero.  Versare in una ciotola tutti gli ingredienti e amalgamare. Formare delle palline con le mani infarinate e disporle su una placca da forno imburrata leggermente distanziate.  Infornare nel forno preriscaldato a 150°C e farli cuocere  per circa un quarto d’ora. Le fave dei morti  vanno sfornate quando sono abbastanza chiare.
B

6 thoughts on “Le fave dei morti

  1. Cara Tina di tutti i dolci dei morti, questi sono tra i pochi che conoscevo. Ti sono venuti benissimo e ti ringrazio per averceli introdotti così bene. Un saluto caro e buon fine settimana!

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