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Pane dolce del Sabato…..ciao, Michael.

pane dolce del SabatoCon questo pane dolce del Sabato mi unisco al saluto corale della Comunità MTChallenge al dott. Michael Meyers, uno dei  suoi membri storici nonché parte  della redazione, che  non è  più con  noi da qualche giorno. Abbiamo pensato di esprimere il nostro affetto a Eleonora e Micol, le donne della sua vita, preparando questa ricetta tradizionale  con  cui Eleonora aveva vinto un lontano MTC, che ben simboleggia il nostro abbraccio virtuale.

Sono da poco tempo nella Community e non ho avuto la fortuna di conoscere Michael personalmente. Ho letto alcuni suoi post e devo dire che mi avevano particolarmente colpita. Mi dispiace veramente di  non avere avuto   la possibilità di un incontro e di un confronto  con una persona non comune per  bravura, intelligenza e profondità di pensiero, come Michael è stato, secondo le descrizioni e le parole di coloro che  lo hanno conosciuto ed incontrato.

Ciao Michael, ti dedico questo pane dolce del Sabato ai frutti rossi.

E’ il mio primo  pane del Sabato.

Non credo di averlo realizzato alla perfezione, ma ci tenevo ad esserci  e l’ho rifatto due volte perché con i lievitati non vado sempre d’accordo. E’ molto buono.

Il pane dolce del Sabato ai futti rossi

Ricetta di Eleonora Colagrosso

per due trecce ripiene:
500 gr di farina 0
2 uova grandi medie (circa 60-62 gr con il guscio)
100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d’oliva
10 gr di sale
100 gr di  mirtilli rossi secchi*

4/5  cucchiai di confettura di lamponi*

1 bicchiere di tisana ai  frutti di bosco*
un tuorlo d’uovo
un cucchiaio di acqua
semi di papavero

*mie varianti

Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l’olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare a lungo  fino a che l’impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodiché, sgonfiare l’impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre. Preparare una tisana  dove mettere in ammollo  i mirtilli rossi.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere su ognuna delle tre parti la confettura e i mirtilli rossi   ben scolati.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lunghi “salsicciotti”.
Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
Ripetere l’operazione per la seconda treccia. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d’uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di papavero.
Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.

pane dolce del Sabato

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Le fave dei morti

Dietro questi biscottini semplici, le fave dei morti marchigiane,  che si  preparano tradizionalmente  in occasione della festività di Ognissanti e della commemorazione dei defunti si cela una lunga tradizione.
Nel resoconto dell’inchiesta ufficiale condotta nel 1811 dal Governo del Regno Italico sulle tradizioni popolari delle Marche, parlando del  Dipartimento del Musone che, a quel tempo  comprendeva la provincia di Macerata, si descrive l’usanza dopo il rito funebre di distribuire un pane  preparato con la farina di fave.
Già nel Quattrocento si praticava questa consuetudine, retaggio sicuramente della tradizione romana per cui si gettavano nelle tombe delle fave con lo scopo di dare energia ai defunti. Fin da allora  le fave costituivano un legame tra vivi e morti,  che in parte si è conservato attraverso  questi riti ripetuti attraverso i secoli  anche perdendo il significato originario a loro legato.
Non so infatti quanti contadini marchigiani in passato sapessero che  la consuetudine di seminare la fava pe’ li Mórti (il 2 novembre), con il  tempo bello, avesse legame con le tante valenze anche propiziatorie che nell’antica Roma si davano a questo legume o quanti nella zona dell’alta valle dell’Esino conoscessero il motivo per cui la sera dei morti si  preparasse una minestra con  fave secche e cotiche ed un piatto ne venisse  lasciato in tavola con pane e  vino al defunto che durante la notte tornava a far visita ai familiari.
Anche le fave dei morti, che oggi troviamo nel periodo di fine ottobre ed inizio novembre in  vendita  presso tutti i fornai, con il legume hanno in comune solo il nome. Sono  biscotti a base di  mandorle ridotte in polvere a cui  va unita l’essenza di mandorla amara che oggi sostituisce la farina di mandorle amare e delle armelline, i semi delle albicocche o delle pesche. Le ricette per prepararle sono molte, per la giornata nazionale dei dolci dei morti del Calendario del Cibo Italiano  io vi darò quella di Roberta, una delle mie amiche più care, bravissima in cucina, che conoscete già per il  suo superciambellone. Lei ha preparato gentilmente per me questi biscotti: ogni  anno ne sforna interi sacchetti che finiscono a vista d’occhio. Non si può infatti resistere a questo concentrato croccante e aromatico. Provate a fare questi biscotti, sono facilissimi. Se riuscite a non mangiarli tutti, potete conservare le fave per molti giorni in barattoli di vetro.fave dei mortiIngredienti
1 uovo
150g di mandorle
160 g di zucchero
40 g di burro
100 g di farina 00
5 gocce di essenza di mandorle
scorza grattugiata di mezzo limone
una puntina di ammoniaca (facoltativa)
Tostare le mandorle in forno. Farle raffreddare. Sciogliere il burro a bagnomaria o microonde. Ridurre la mandorle in polvere con lo zucchero.  Versare in una ciotola tutti gli ingredienti e amalgamare. Formare delle palline con le mani infarinate e disporle su una placca da forno imburrata leggermente distanziate.  Infornare nel forno preriscaldato a 150°C e farli cuocere  per circa un quarto d’ora. Le fave dei morti  vanno sfornate quando sono abbastanza chiare.
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Le zeppole di San Giuseppe preparate da Monica

Qualche tempo fa la mia amica Monica aveva postato sul suo profilo fb questo bel vassoio di zeppole di San Giuseppe che aveva appena preparato.

Erano così belle che non potevano che essere altrettanto buone!

Ho subito pensato che le avrei richiesto quanto prima la  sua ricetta per provare anche io a preparare queste goduriose frittelle. In realtà poi è passato un po’ di tempo, e la mia è rimasta solo una buona intenzione.
L’occasione giusta, ora è arrivata: la Giornata Nazionale delle zeppole di San Giuseppe nel Calendario del Cibo Italiano promosso da A.I.F.B.
Lascio  a Cecilia ed al suo articolo, che vi invito a leggere, tutte le spiegazioni  e le curiosità su questo dolce.
Io colgo l’occasione per dare il mio contributo, pubblicando le  zeppole della bravissima Monica che reputo farcite ed invitanti  al punto giusto.
La ringrazio perché è stata gentilissima nel mandare velocemente il materiale per questo post (sia foto che ricetta).
Monica, a proposito, visto che ti vengono così bene, che ne dici di prepararne un vassoietto da gustare insieme?

zeppole di San Giuseppe

Ingredienti per circa 8 zeppole di San Giuseppe
Uova medie 3
Burro 70 g
Zucchero 40 g
La scorza grattugiata di 1 limone
Acqua 250 ml
Farina 00 150 g
Sale 1 pizzico
Ciliegie candite (o amarene sciroppate) 8
Olio di semi di arachidi per friggere

PER LA CREMA PASTICCERA
3 tuorli
Amido di mais 25 g
Mezza bacca di vaniglia
Zucchero 75 g
Latte 250 ml

Preparare la crema pasticcera secondo la propria ricetta o seguendo questo procedimento riscaldare il latte con i semi della vaniglia. In una ciotola, mescolare il tuorlo con lo zucchero e poi l’amido. Versare a filo il latte caldo e amalagmare bene. Rimettere sul fuoco e far addensare sempre mescolando.
Togliere dal fuoco e versare in una ciotola fredda. Far raffreddare coperta di pellicola a contatto.
Per le zeppole ricavare dalla carta forno dei quadrati di 8 cm.
In un pentolino versare l’acqua e il burro a pezzetti. Aggiungere il sale. Quando bolle allontanare dal fuoco e versare la farina in un colpo solo.
Riportare sul fuoco e mescolare gli ingredienti con un cucchiaio di legno: si deve formare una palla compatta che si stacca dalle pareti. Bisogna continuare a mescolare fin quando si forma una patina biancastra sul fondo della pentola.
Togliere dal fuoco, aggiungere lo zucchero, curando che si amalgami bene e far raffreddare qualche minuto il composto in una ciotola.
A questo punto aggiungere la scorza di limone grattugiata e un uovo alla volta, lavorando energicamente per amalgamarlo bene, prima di aggiungere il successivo.
Alla fine l’impasto deve risultare pastoso e liscio.
Mettere il composto in una sacca da pasticcere con il beccuccio a stella non troppo piccolo e formare un anello di pasta sopra ogni quadrato di carta di circa 5 cm. Fare un secondo anello leggermente più all’interno lasciando un foro al centro.
Scaldare l’olio in un tegame dal bordo alto, l’olio deve caldo ma non bollente.
Quando l’olio è pronto immergere le zeppole con la carta, poche alla volta. Dopo qualche secondo di cottura staccare la carta ed eliminarla.
Rigirare le zeppole più volte nell’olio caldo fino alla completa doratura. Una volta cotte scolarle e porle su carta assorbente. Far raffreddare.
Riempite di crema una sac-à-poche con bocchetta stellata, e guarnire il centro delle zeppole. Posizionare infine un’amarena sciroppata, o una ciliegia candita, al centro delle zeppole.

Il Superciambellone di Robi

Con questa ricetta del Superciambellone della mia cara amica Roberta, inauguro la sezione del blog  ‘Spazio a …’ dove ho intenzione di ospitare le ricette di amici, preparate direttamente dagli autori o riproposte da me sulla base delle loro indicazioni.
Roberta è bravissima in cucina, pratica e veloce ad imbastire pranzi e cene, anche per molte persone, in pochissimo tempo. Mentre io sto ancora pensando a cosa preparare, lei ha già messo la padella sui fornelli, preparato un antipasto e al contempo  sta pulendo le verdure per il contorno.
Invidio molto questa sua capacità, come pure la sua dispensa ordinatissima!
Perché ho scelto questo ciambellone? Certamente non è rappresentativo delle vere capacità culinarie di Roberta, ma questo dolce per il modo in cui è preparato e per le sue caratteristiche la rappresenta moltissimo.
Mii spiego meglio.
Innanzitutto il procedimento ….come si può notare è super pratico e velocissimo. Lei, mentre tutto l’impasto gira nel mixer, ha tempo  di preparare  due teglie di biscotti di tipo diversi (prossimamente ve ne darò la ricetta).

Poi le dosi…..che esprimono sicurezza ed esperienza.
Sono quelle di chi prepara il ciambellone ad occhi chiusi, verificando solo la consistenza finale che deve essere un po’ ‘liquidina’ (questa la sua indicazione) e dunque la farina non ha motivo né tempo di pesarla perché si regola ad occhio…esperto!

Infine le qualità del dolce…. questo superciambellone è generoso, concreto, soffice, buonissimo.
Proprio come lei.

Superciambellone